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martedì 23 luglio 2019

FATEVI UN REGALO

SPES CONTRA SPEM
Si può piangere, a Tricase, davanti ad un quadro e poi sentirsi uomini migliori. Respirare profondamente e desiderare di fare cose belle, di fare della propria vita un’opera d’arte.
Scrivo queste righe, perché vorrei che tutti provassero la stessa esperienza ed emozione che ho provato io visitando la mostra “Paesaggi interiori” di Ezio Sanapo a Palazzo Gallone fino al 31 Luglio.
La semplicità di un bambino. L’occhio di chi sa cogliere realtà profonde, oltre le apparenze. La voce e le parole gentili di chi cerca l’incontro e mai lo scontro.
Ezio Sanapo è un uomo che vale la pena conoscere in profondità.
Un uomo da conoscere insieme alla sua arte, alle sue opere che sono estensione del suo cuore grande.
Ha cominciato a “dipingere sul serio” grazie all’impegno politico, quando la politica era una cosa seria e far parte di un partito era una esperienza integrale, formativa.
Quasi per caso scelse di stare col Popolo, la classe operaia (come si chiamava allora) e ne pagò le conseguenze in termini di emarginazione e isolamento.
Scelse l’arte come fronte di resistenza e tramite la sua arte si è impegnato per decenni a dare voce, occhi e pensiero al Popolo che non ha mai tradito.
In un contesto globale in cui quegli ideali sembrano sconfitti per sempre, in cui il Popolo ha perso la sua identità, in cui il capitalismo finanziario impone l’antica legge del più forte, promuovendola a dogma della nuova religione dei mercati, Ezio Sanapo continua a dipingere, come se avesse fretta di lanciare messaggi di speranza contro ogni speranza.
Non deve obbedire né agli ordini del partito, né agli ordini del mercato, non si preoccupa di essere politicamente corretto, lui è un artista, deve obbedienza solo alla sua coscienza, alle evidenze della  sua ragione e del suo cuore.
In quello che ci viene raccontato come il migliore dei mondi possibili, in cui l’uomo, il lavoratore sono capitale umano, variabile di una equazione che può essere modificata in qualsiasi momento, spostato di continente in continente ad accontentare le esigenze del dio mercato, in cui giovani laureati sono costretti a lasciare le loro terre, in cui i territori sono devastati e abbandonati, un uomo, da solo chiude gli occhi e vede. Non sogna, vede un mondo altro, un mondo diverso.
È un mondo dolce, quello di Ezio Sanapo, un mondo morbido, fatto di cose semplici, di affetti e tenerezze. Non è solo un sogno e non è solo un ricordo. È testimonianza di un altro mondo possibile, davvero migliore, un mondo semplice che ci è sfuggito dalle mani, quello della civiltà contadina fatto di regole e valori.
Non si tratta, no, di una banale “operazione nostalgia”. Siamo già invasi di pregevoli scorci rurali, paesaggi con uliveti, carretti, zappe e arnesi vari. Quello che vedrete a Palazzo Gallone non ha nulla a che vedere con tutto questo. E non sarò certo io a dirvi cosa ci troverete. L’arte, quando è arte aiuta a guardarsi dentro  ed Ezio Sanapo ci riesce come pochi altri. Ci sono quadri in cui pochi dettagli, i lineamenti dei volti appena accennati vi riporteranno a gesti e tenerezze che forse avete già vissuto, luoghi e momenti in cui ciascuno di noi  si rifugia quando si fanno più evidenti le gravi contraddizioni del mondo in cui ci troviamo a vivere.
La vita nascente, la famiglia come cellula fondativa della società, i ruoli ben definiti dell’uomo e della donna e poi la comunità fatta di spazi e relazioni, sono questi i valori che trasudano dalle opere di Ezio Sanapo e dalla sua vita. Valori fuori moda, parole superate, ma di cui abbiamo estremo bisogno perché profondamente legati alla nostra natura di uomini e donne.
Un approccio laico, non poteva che essere così, alla sacralità della vita.
Un’ispirazione per quanti avranno modo di guardarsi allo specchio davanti alle opere di Ezio Sanapo, scorgendo dentro di sé la loro parte più bella da cui ripartire per fare del mondo un posto migliore.
Fatevi un regalo, andate a Palazzo Gallone.

Scendo a questa

Sono entrato nel Movimento dopo una esperienza prolungata di volontariato missionario all’estero e l’ho vissuto come un ideale proseguimento di quell’impegno.
Mi sono innamorato di un metodo, di poche regole chiare e inderogabili. Regole che sapevo essere temporanee, ma necessarie in questo momento storico nel nostro Paese.
Non ho seguito leaders carismatici, punti di riferimento o esponenti locali o nazionali. Ho seguito un metodo, delle regole rivoluzionarie che non potevano fallire.
In questo percorso ho incontrato tante persone, alcune di queste le ho stimate, qualcuna la stimo ancora, di queste solo poche sono rimaste nel movimento, non senza difficoltà.
Da almeno un anno a questa parte ho avvertito che quelle regole e quel metodo, che mi avevano conquistato, erano stati traditi, le scelte della base erano state palesemente pilotate.
Da allora un boccone amaro dopo l’altro, senza elencarli tutti, ma solo per spiegarmi meglio, ricordo la scellerata decisione sul TAP fondata su fantomatiche penali di cui ancora non si capisce l’entità o il cambio di linea su affaire Xylella ed eradicazioni: cambiamenti decisi senza condivisione, anzi contro le indicazioni della base.
Da tempo nessuna questione importante è stata sottoposta alla decisione degli attivisti (sempre meno attivisti e sempre più yesman) fino alla ridicola consultazione di oggi in cui siamo chiamati a ratificare ancora una volta accordi politici già presi, contrari ai principi del Movimento.
Ho rinviato a lungo questa decisione nella vana speranza di poter cambiare in qualche modo le cose dall’interno, per continuare a lavorare per la mia Città e soprattutto per lealtà nei confronti del gruppo di Casarano e dei tanti cittadini che mi hanno permesso di sedere in Consiglio comunale.
Da tempo ho perso le speranze di poter cambiare le cose in un movimento che per inseguire consensi ha dimenticato la base e i suoi principi.
Se qualcosa di buono ho potuto fare in questo tempo per Casarano, lo devo solo ed esclusivamente al lavoro di squadra e per questo non temo di lasciare il posto ad una persona che saprà far meglio continuando a mettere insieme competenze e sensibilità differenti di un gruppo bellissimo, composto da persone strane, ma belle e generose, che sono i miei amici di Casarano 5 Stelle.
Dopo anni, in cui sono stato persona di parte, con piacere, finalmente, guardo a Casarano tutta intera e le auguro il mio più sentito in bocca al lupo, perché sappia vincere le fratture e riesca a liberarsi dalle logiche clientelari che l’hanno portata dov’è ora. Io ci ho provato, ho fatto la mia parte. Non mi interessa stare in Consiglio ad ogni costo: a farlo onestamente e secondo coscienza si lavora tanto, si guadagna niente e si racimolano anche beghe legali che nessuno risolverà con un click su Rousseau.
Se qualcosa di buono potrò continuare a fare in altri ambiti, non mi tirerò indietro, perché Casarano la porto nel cuore.

lunedì 12 agosto 2013

Ai Cattolici italiani

Sono un laico cristiano, cristiano cattolico, non uno dei tanti cristiani in contrapposizione con la Chiesa e con la gerarchia, fosse così non avrei avuto l'esigenza di scrivere, lo fanno già in tanti.
Cattolico, romano, obbediente al mio Vescovo e al Papa. Contrario (non per fede, ma per laicissime convinzioni razionali) all'aborto e al riconoscimento delle unioni omosessuali, addirittura convinto che seppur con qualche limite l'8 per 1000 sia uno strumento valido di partecipazione, di "bilancio partecipativo".
Intento di questo post non è quello di convincere nessuno rispetto alle idee fin qui esposte, ne tanto meno quello di fare apostolato (un post non basterebbe a questi scopi).
Il mio intento è invece quello di sollecitare i fratelli di fede, che sono in Italia a partecipare al processo democratico che sta finalmente riprendendo nel nostro paese dopo le esperienze della resistenza e della costituente.

Ci tengo a precisare che si tratta esclusivamente di considerazioni e valutazioni personali che in qualsiasi momento potranno essere smentite, messe in discussione, rivedute.
Ci tengo a sottolineare come sia un cattolico a scrivere e non la Chiesa, perchè come diceva Giovannino Guareschi: quando la Chiesa sposa un partito chi ci guadagna è sempre il partito e chi ci perde è sempre la Chiesa.

E' storia la partecipazione dei cattolici alla resistenza ed è storia l'insostituibile contributo dei cattolici alla nascita della Repubblica e della Costituzione italiana.
Storia e patrimonio condiviso con gli italiani di ogni provenienza.
In quel contesto i laici cattolici (non posso non citare Alberto Marvelli, Gino Pistoni o Giorgio La Pira, ma se ne potrebbero citare tanti altri) intuirono l'urgenza dell'intervento e si gettarono anima e corpo contro il regime, convinti (convinzione illuminata dal Vangelo) della necessità, della bontà della via democratica.
Poco importavano i rischi oggettivi che la democrazia portava con se: e se avessero vinto i comunisti? e se davvero Stalin avesse fatto abbeverare i cavalli cosacchi nelle fontane di San Pietro?
Quegli uomini, quei cristiani (alcuni dei quali oggi chiamiamo Santi o Beati o Servi di Dio) capirono che la democrazia era un rischio che valeva la pena correre, per il bene dell'italia, degli italiani, dell'uomo.

Avevano ragione!
Ma ben presto, la struttura democratica che quei giganti avevano contribuito, non senza sacrifici, ad edificare, pur mantenendo il suo immutato valore, è stata traviata, manomessa, rinnegata dalla partitocrazia (una delle malebestie della democrazia secondo don Sturzo)
Purtroppo, è quasi inutile ricordarlo, in questo meno onorevole processo hanno avuto non poche responsabilità altri cattolici o pseudo tali, rifugiati all'ombra della balena bianca.

E siamo ad oggi.
La sovranità che i padri affidarono al popolo (art. 1) oggi è saldamente nelle mani dei partiti, anzi, peggio, di pochi leaders di partito.
Il parlamento pieno di nominati, fedeli a pochissimi benefattori, è svuotato di senso e l'Italia è affidata all'arbitrio di pochi che l'hanno consegnata ai poteri forti.


Fino a questo punto aveva senso per noi cattolici continuare a partecipare alla vita politica, senza nessuna speranza di incidere neppure minimamente, cercando di votare il meno peggio, chi si impegnava a tutelare i valori non negoziabili. Ma con quali risultati? Ci siamo turati il naso, abbiamo ingoiato rospi e qualche volta ci siamo voltati dall'altra parte.
Molti di noi hanno lavorato per il fallimento dei referendum radicali sulla legge 40, una legge che in qualche misura poteva essere considerata, se non giusta, almeno la meno ingiusta possibile...e con quali risultati? Nel giro di pochi anni un manipolo di sentenze e qualche linea guida ministeriale hanno completamente snaturato quella legge che avevamo considerato una conquista.
E poi? vogliamo parlare della Bossi-Fini? Dell'accoglienza che facciamo ai migranti? dei CPT? Della giustizia? Dell'acqua pubblica? dei tanti stupri ai danni della creazione?


Oggi ci si presenta una sfida nuova, una opportunità insperata, non priva di rischi, anche seri. E' la democrazia di domani.
La storia va in quella direzione e noi dobbiamo saper leggere questo segno dei tempi, valutarlo per poter insaporire di Vangelo questi nostri giorni.

Credo che fra 50 anni i nostri figli guarderanno alla rivoluzione culturale incarnata dal Movimento 5 Stelle e non potranno che valutarla positivamente. 

L'idea del valore dell'uomo, del singolo che senza mediazione esprime la sua volontà, la sua opinione, che non delega (o delega il meno possibile) ma si assume in prima persona la responsabilità delle sue scelte.
E' una sfida per noi che siamo minoranza, è una sfida educativa che ci deve caricare di responsabilità, ma una sfida che dobbiamo saper accogliere.

La sfida di promuovere in prima persona, direttamente quei valori che finora abbiamo affidato a pochi. E' il futuro! E' il presente! O dentro o fuori!

Silenziati da un "non expedit" pronunciato dalla Storia e non da un Papa, riprendiamoci le nostre responsabilità.

Nel '48 Pio XII fece uscire le suore di clausura dai conventi perchè potessero votare e partecipare. Non aspettiamo che i Papi ci ricordino ancora una volta il nostro dovere.

In questo momento il M5S ha una connotazione sinistrorsa e radicale (senza offesa per nessuno!), basta guardare i nomi usciti dalle quirinarie per rendersene conto. In quella competizione, consultazione, i cattolici semplicemente non c'erano, non hanno partecipato, sono rimasti in silenzio.

Io credo che quel genere di competizione, che ci piaccia o no sia il futuro, tanto vale buttarcisi il prima possibile.

Diversi "laici" all'interno del movimento hanno sentito (leggittimanente) il bisogno di coalizzarsi, di unirsi per promuovere i cosiddetti "diritti civili" anche quelli che a me, e non solo a me non sembrano tanto indiscutibili. Bravi i "Laici"!

E i cattolici? Alle prossime elezioni del Capo dello Stato saremo in grado di proporre uno o più nomi di spessore o lasceremo ancora decidere Berlusconi al posto nostro? Saremo in grado di portare le nostre ragioni in questo nuovo vento democratico o resteremo chiusi nelle sagrestie e nelle segreterie di partiti vecchi e maleodoranti?

Il M5S è un contenitore come lo furono la Repubblica e la Costituzione! E' un contenitore che funziona e non può non funzionare!
Decidiamoci!
Sta a noi mettere nel contenitore più Vangelo possibile!

                                                                    Enrico Giuranno, Casarano (Lecce)


domenica 11 agosto 2013

Dell'ingiustizia fatta legge e della sentenza venuta dalla valigia!

Mettiamo il caso che un parlamento, magari eletto democraticamente, promulghi una legge ingiusta. Esempi ce ne sono, non mi sembra necessario richiamarvene uno in particolare alla memoria.
Del resto se io da solo posso sbagliare, e questa bella libertà è donata agli altri, perchè non possono sbagliare in molti? E se posso sbagliare io e possono sbagliare in molti, perchè non potrebbe sbagliare la maggioranza?
Con questo non si può dire (o almeno non lo voglio dire io) che la democrazia sia negativa. Al massimo posso dire che va costruita, responsabilizzata, illuminata (dalla ragione, dalla fede, da chessòio...)

Come va formata la coscienza del singolo, la sua personalità, così forse andrebbe formata la coscienza di un popolo.
In passato era stato questo un compito della Chiesa, ma la democrazia ancora non c'era, poi i regimi, forse è stato un compito svolto in qualche misura anche dalla scuola o da altre agenzie educative.
Da oltre un paio di generazioni, questo importante compito, questa responsabilità così grande è assolta dalla televisione che, conscia del suo ruolo magistrale, non si tira indietro di fronte all'ardua sfida.
Non è raro sentire ad ogni ora del giorno soubrette, cantanti, attricette, uomini pistola e donne cannone, clown e spogliarelliste che sentenziano di vita, di morte, di calcio, di Dio o moda, di miracoli, di animali, di bene comune, di famiglia, sesso, bene, male, amicizia e quant'altro, come se tutto fosse uguale.

Il compito resterebbe incompiuto se questo esercito di "opinioinisti" (come sono stati battezzati coloro che senza nessuna competenza parlano di tutto) predicassero soltanto senza mettere in pratica il loro verbo, e così, con parole e opere strettamente connesse, si sobbarcano il pesante fardello dell'educazione e della formazione delle coscienze dei giovani.
I genitori, cresciuti con gli stessi pedagoghi, non possono rendersi conto di che sorta di balia si occupi dei loro figli, sono anzi rassicurati dal riconoscere il lei, la loro stessa beneamata educatrice.

Sta di fatto che, come sbaglio io, può sbagliare la maggioranza e allora si può anche pensare che un parlamento si sbagli e una ingiustizia diventi legge (e non per ripetermi, ma gli esempi non mancano). Se questo è possibile, pensate ad una ingiustizia fatta legge, che preveda di uccidere qualcuno, una categoria di persone, una famiglia, una razza, un insieme qualunque di uomini o anche un solo singolo uomo. La storia la conoscete, scegliete voi il precedente che più vi aggrada (anche qui gli esempi non mancano).
In un contesto come questo, dove la maggioranza decide democraticamente la legittimità o addirittura la necessità di una o più uccisioni, di coloro che forse neppure sono considerati uomini (vedi ancora innumerevoli precedenti), in un contesto come questo, dicevo, cosa resta da fare a chi crede nell'umanità, nella dignità, nella vita di tutti e per tutti? Può almeno in una società democratica esprimere il suo dissenso? il suo orrore per una simile degenerazione? o il buon senso (per dirla con Manzoni) c'è e deve restare ancora nascosto per paura del senso comune?

Mettiamo ancora, perdonate se abuso della vostra pazienza, mettiamo che in parlamento, l'ingiustizia venga promulgata solo con un compromesso e si dica che sì, è legittimo ammazzare quell'uomo, ma non è incoraggiabile e si può fare solo se il soggetto ha già compiuto (che ne so?) 18 anni?
Qualcuno di quelli che prima erano inorriditi, dopo aver strappato questo risultato storico esulterà, difenderà le sue conquiste e forse sarà in pace con la sua coscienza. Beato lui!
Ci sarà di sicuro chi sarà indispettito da un limite così ampio alla soppressione del soggetto preso precedentemente in considerazione, ma forse ci sarà anche chi era inorridito precedentemente e resta inorridito dopo lo storico compromesso.
"ma come?- dirà - si può ammazzare, ma con dei limiti?"
Vuol dire che non è più male? che questo comportamento, questa ingiustizia fatta legge, viene legittimata con un compromesso anche da quelli che ne intuiscono la dannosità? Se non esiste più il male, perchè la ballerinaha detto così, se uccidere quell'uomo non un male, perchè il dottore laureato a pieni polmoni, ha detto durante il talk show, in 3 minuti e senza contraddittorio che in fondo quello non è neppure un uomo.
Allora cosa resta da fare?
Si può provare con la ragione a spiegare, si può studiare la medicina, la biologia e la morale per rispondere al medico, ci si può iscrivere al corso di ballo latino per rispondere alla ballerina, ma poi se per 30 anni, tutti continuano contenti, fra un trenino sulle note di Brigitte Bardot e una fiction su Padre Pio a compiacersi della bella e santa ingiustizia fatta legge, nessuno nota più il problema.
Chi ancora lo solleva, viene chiamato medioevale, retrogrado.
"Oggi per fortuna abbiamo altro a cui pensare" dice il domatore di conigli.
Quello lì, quel coso (non si chiama più uomo) si può rimuovere (uccidere o ammazzare sono termini barbari, mentre noi siamo una civiltà evoluta o almeno così ha detto il cantante del piano-bar) "si può rimuovere" senza problemi.

E chi non la pensa così è un antidemocratico, un tiranno, un terrorista,
sì "un terrorista!" così lo ha chiamato la contorsionista chiusa nella valigia.

 

domenica 28 luglio 2013

Scusate: scherzi da jet lag

Innanzitutto chiedo scusa agli amici. Ho abusato della vostra buona fede!
Ma ci siamo divertiti a girare un video di pochi secondi a Porto Cesario (un gioiello in provincia di Lecce) con una maglietta della JMJ di Rio stampata a Neviano (Le
).
Ringrazio gli amici della Parrocchia di Porto Cesario per avermi invitato a celebrare la Giornata mondiale della Gioventù a "casa loro", in collegamento video, audio e spirito con i milioni che si trovano sulla spiaggia di Copacabana.
...a questo punto permettetemi una inutile considerazione, inutile perchè non è nulla di nuovo, lo so, ma questa volta l'ho potuto sperimentare direttamente.
La considerazione è la seguente: basta una maglietta a 5 euro e un cellulare prestato per far credere qualsiasi cosa...
Ci sono persone che mi hanno visto meno di 24 ore prima e che dopo il video mi hanno inviato sms per chiedermi di salutare il Papa!
Fa ridere...ma poi penso a Matrix!

mercoledì 24 luglio 2013

pensiero volante



Tornare indietro per la seconda volta
e riconoscere ancora
la stessa sensazione:
"non è questa la cosa giusta."


22 Luglio 2013 ore 20.00
volo Tirana - Bari

lunedì 15 luglio 2013

Ricomincio da qui!

E' da tempo che volevo riprendere a scrivere, a condividere con un blog pensieri ed esperenze, cosi' come ho fatto durante l'esperienza missionaria in Albania nel blog 
http://condivisionialbanesi.blogspot.com

E' stato bello condividere con gli amici (e non solo) piccole, forse piccolissime esperienze. Pensavo che non sarebbero interessate a nessuno, ma mi sbagliavo...un paio di amici mi hanno seguito e a me bastano per non sentirmi un pazzo che parla da solo.
Se gli stessi 2 amici avranno la volonta' di seguirmi anche questa volta, continuero' a scrivere per loro e per me, perche', lo confesso: scrivere e' servito soprattutto a me, per fissare le esperienze, per costringermi a metterle in ordine, nella testa prima e sulla tastiera del computer poi. 

Paradossalmente anche questo blog "piu' ordinario" nasce nella "terra delle aquile" dove mi trovo per pochi giorni, ma continuera' in patria. Ringrazio quindi l'Albania per i tanti doni che mi ha fatto e continua a farmi e ringrazio gli amici che continueranno a leggermi.

Perche' questo blog si chiama "Vado a piedi"? E' semplice: perche' un altro proposito (uno dei tanti) che mi ero fatto in Albania era che al mio ritorno a casa avrei fatto a meno di qualche cosa e per quanto possibile avrei rinunciato alla macchina.

Ci sto provando ed e' molto bello. Faccio tanta strada a piedi, ma non disdegno neppure la bicicletta e i tanti passaggi che mi offrono gli amici. Mi sposto, penso, incontro, confronto, conosco...con la macchina corro e basta! al massimo mi stresso e faccio qualche danno puntualmente annotato da mio padre a cui non scappa il piu' piccolo segno sulla carrozzeria.

Il papa' e' contento perche' risparmia in carroziere, mia mamma ha riacquistato la serenita' che perse quando mi diedero la patente e mia sorella si e' impadronita della macchina ed e' contenta pure lei!...tutti contenti!